mercoledì 13 aprile 2011

Arte e Bellezza (11)

Rieccoci qua dopo tantissimo tempo con la rubrica Arte e Bellezza...una rubrica creata per condividere con voi lettori del blog le opere d'arte e non solo che mi hanno colpita maggiormente recentemente...Ovviamente potete partecipare anche voi inserendo nei commenti il link all'opera d'arte (una canzone, un' opera architettonica, un quadro, una canzone, una poesia,...).

In questa puntata voglio mostrarvi una conosciutissima opera di un eccellente e famoso artista...GIUSEPPE ARCIMBOLDO...

IL BIBLIOTECARIO, 1566 CIRCA


Giuseppe Arcimboldi, come è nominato in diversi documenti d'archivio, o Arcimboldo: è ancora un problema irrisolto la versione corretta del cognome, dato che lo stesso Giuseppe si firmava in modo diverso di volta in volta. L'origine del cognome è alemanna e la storia del casato risale ai tempi di Carlo Magno al cui seguito c'era un nobiluomo d’origine alemanna: Saitfrid Arcimboldi.
Pittore milanese (Milano 1527-1593) noto soprattutto per le sue grottesche teste composte, ritratti e busti allegorici basati sull'illusione della figura, ottenuta attraverso composizioni di fiori, frutta, verdura e animali. Figlio di Biagio, pittore accreditato presso la "Veneranda Fabbrica del Duomo" e discendente da un ramo cadetto di un'aristocratica famiglia milanese, presso la bottega paterna iniziò la sua attività artistica verso il 1549, anno in cui lo sappiamo impegnato nel disegno di cartoni che dovevano servire per la costruzione delle vetrate del Duomo di Milano. Tale impegno continuò negli anni successivi: gli vengono infatti attribuiti con sufficiente certezza i cartoni preparatori delle storie di Santa Caterina di Alessandria, realizzate nel 1556 da un maestro vetraio tedesco. Nel 1556 lavorò al Duomo di Monza, con un monumentale affresco nel transetto settentrionale, rappresentante l’Albero di Jesse, condotto in collaborazione con Giuseppe Meda (morto a Milano 1599). Nel 1558 fu impegnato nella realizzazione di un cartone per un arazzo nel Duomo di Como.
Tuttavia poco altro si sa sulla restante attività artistica di Arcimboldi nel primo periodo milanese. Si deve tuttavia pensare che essa sia stata piuttosto intensa e neppure limitata al solo campo della pittura, visto che lo storico Paolo Morigia, amico di Giuseppe, parla di lui come di "... Pittore raro, e in molte altre virtù studioso, e eccellente; e dopo l'haver dato saggio di lui, e del suo valore, così nella pittura come in diverse bizzarrie, non solo nella patria, ma anco fuori, acquistossi gran lode...".
La formazione milanese dell'Arcimboldi lo vide dunque interessarsi a "diverse bizzarrie", e c’è da scommettere che tra queste abbiano avuto un posto di rilievo le caricature fisiognomiche rese celebri – come testimonia il pittore e scrittore d'arte Giovan Paolo Lomazzo (Milano 1538-1600) – dal soggiorno milanese di Leonardo.
Il passo del Morigia dianzi citato continua narrando quello che fu l’episodio decisivo della vita e della carriera di Arcimboldi: la sua partenza, nel 1562, alla volta di Vienna, invitato a corte dal principe (e futuro imperatore) Massimiliano II d' Asburgo. Nella capitale austriaca Giuseppe "...fu molto benvoluto e accarezzato da Massimiliano, et raccolto con grande umanità, et con honorato stipendio ...".
Nonostante la fama internazionale presto raggiunta, il catalogo delle opere di Arcimboldi a noi pervenuto è piuttosto scarno. Esso si incentra in larga misura sulle famose teste composte, fisionomie grottesche ottenute attraverso bizzarre combinazioni di una straordinaria varietà di cose o di forme viventi.
Le sue opere più celebri sono in effetti le otto tavole di contenute dimensioni (66 x 50 cm) raffiguranti, in forma di ritratto allegorico, le quattro stagioni (Primavera, Estate, Autunno e Inverno) e i quattro elementi della cosmologia aristotelica (Aria, Fuoco, Terra, Acqua). Le otto allegorie – in ognuna delle quali si ammira la cura lenticolare dei particolari di evidente ascendenza nordica e la varietà cromatica della sua brillante tavolozza – furono pensate per fronteggiarsi a coppie sulle pareti della residenza imperiale, ogni stagione rivolta a un elemento, secondo quelle corrispondenze tra microcosmo e macrocosmo care alla filosofia aristotelica. Copie e varianti delle ammiratissime Quattro Stagioni vennero donate a nobili e regnanti europei come parte della diplomazia di Massimiliano II: una copia della Primavera appartenne ai regnanti di Spagna.
Arcimboldi non fu solo "pittore di corte": alla sua cultura umanistica e alla sua creatività l'imperatore si affidò anche per le mascherate, i giochi e i cortei fantastici che allietavano la vita di corte. Memorabili furono, sotto questo profilo, le nozze dell'Arciduca Carlo di Stiria con Maria di Baviera, nelle quali Arcimboldi ebbe un ruolo di grande inventore e regista dei fasti nuziali.
Sono 148 i disegni - raccolti nel così detto Carnet di Rodolfo II conservato presso il Gabinetto dei disegni e delle Stampe degli Uffizi a Firenze - che testimoniano il poderoso impegno di Giuseppe come coreografo degli eventi ludici alla corte viennese. Essi rappresentano costumi fantastici per le dame e i cavalieri, slitte con cigni o con sirene, sfilate in corteo, bizzarre acconciature femminili e altro ancora.
Alla morte di Massimiliano, Arcimboldi passò al servizio del suo successore Rodolfo II e – com'era prevedibile – incontrò subito la stima incondizionata del nuovo imperatore, stanti i suoi noti interessi per gli studi alchemici e per tutto ciò che appariva esoterico e "maraviglioso" nel campo dell'arte, delle scienze e della cose naturali ("naturalia").
Giuseppe si mosse a Praga quando Rodolfo vi stabilì la capitale dell'impero e nella "città magica" agì anche come consigliere per le molteplici acquisizioni che andarono via via ad arricchire la strepitosa "Kunst und Wunderkammer" di Rodolfo. Per i lunghi anni di servizio prestati alla corte imperiale, oltre alla fama artistica e al benessere economico, Arcimboldi beneficiò di speciali onorificenze fino a essere nominato da Rodolfo "Conte Palatino". Con la promessa di rimanere al servizio dell’imperatore, Giuseppe ottenne il permesso di tornare, nel 1587, nella sua Milano.
Gli anni del secondo periodo milanese furono ancora ricchi di impegno e di successi: a tale periodo risalgono i dipinti della Ninfa Flora e di Rodolfo II in veste di Vertunno (dio romano di origine etrusca), celebrate anch’esse – come le precedenti Teste Composte - da poeti e scrittori di corte.
Nel 1593 Giuseppe morì nella sua Milano. Molti pittori tentarono di imitare le sue invenzioni fantastiche creando non pochi problemi nella esatta identificazione del suo catalogo. Qualche decennio dopo la morte di Giuseppe, anche la sua fama iniziò a disperdersi. La riscoperta della sua produzione artistica da parte della critica dovette attendere, nel XX secolo, l’impulso della pittura surrealista con la inquietudine esistenziale che essa seppe mettere in scena.

(Informazioni tratte dal sito http://www.summagallicana.it/)

Allora? Che ne dite? E' un'opera veramente bellissima e affascinante! Indovinate un po' cosa è stato a colpirmi così tanto?

2 commenti:

  1. che é un quadro 'silenziosamente parlante'?bel post e complimenti per il blog!ti seguo ;D

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  2. Grazie ^-^

    Si! è un quadro che parla da solo e che mi ha affascinato principalmente per gli oggetti con cui è stato realizzato ^-^

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