mercoledì 18 aprile 2012

Recensione: SPERICOLATO ATELIER di Agostino Biavati

In seguito alla scomparsa dello zio artista, morto in circostanze non del tutto chiare, Giorgio eredita un vecchio podere vicino al Parco dell'Uccellina. Da quel momento la sua vita prenderà una piega inaspettata. Che legame c'è tra Giulia, l'affascinante e misteriosa ex compagna dello zio, e la morte dell'uomo? E' il mistero ad accomunare i racconti contenuti in questa raccolta d'esordio. Accurate prove di stile con il sapore di piccoli classici, in cui il protagonista è il linguaggio, che rimanda alle inquadrature di un film d'autore.

Insegnante, nato e vissuto a Bologna, Agostino Biavati è anche sceneggiatore e regista di corti e documentari: Punta Alberete (1995), L’Ultima Rosa dell’Estate (2000), L’Erudito e il Mendicante (2009), che hanno partecipato a numerosi festival nazionali e internazionali. Ha collaborato inoltre alla stesura di Albertine (1997), opera teatrale realizzata dalla compagnia “Teatro della Rabbia” di Bologna per la regia di Francesca Migliore. Spericolato Atelier (Pendragon 2011) è la sua prima opera narrativa.

PARERE PERSONALE:

Spericolato Atelier di Agostino Biavati è una raccolta di tre racconti che si intitolano Spericolato Atelier, Capodanno a Punta Alberete e L'Ultima Rosa d'Estate. Era da tanto che questo libro aspettava di essere recensito e per questo mi scuso anticipatamente con l'autore che ha dovuto aspettare molto. Detto questo inizio subito a parlare dei racconti.

Il primo racconto, Spericolato Atelier, è incentrato sul mistero che permea la morte di un anziano artista. I tre personaggi principali sono Giulia, ex-amante del defunto e Giorgio che eredita dallo zio (l'artista) un podere vicino al Parco dell'Uccellina. Ho trovato i personaggi di questo racconto un po' ambigui e molto teatrali, talvolta anche un po' subdoli nelle proprie ambizioni. Teatrali in quanto spesso mi sono trovata a pensare, "sto leggendo un racconto o uno sceneggiato?". Lo stile dell'autore è molto asciutto ed essenziale, non indugia in inutili sentimentalismi fra i personaggi e li lascia vivere di vita propria. Al contempo descrive minuziosamente ogni più piccola azione che compiono.

Il secondo racconto, Capodanno a Punta Alberese, è quello che ho trovato più sorprendente. Un viaggio nella mente stessa del personaggio che delirando compie l'atto più estremo che ci sia. La mancanza di sentimento che avevo avvertito nel racconto precedente viene qui colmata. A tratti è angosciante e opprimente e come ho detto prima si avverte tutta la follia e la disperazione del suo gesto e della sua mente. L'autore ha scritto questo racconto come se avesse riportato e impresso su carta tutti i ragionamenti di una mente sconvolta. Se a tratti alcune parti sembrano senza logica è proprio perché spesso una persona disperata perde la propria logica.

Il terzo e ultimo racconto, L'Ultima Rosa d'Estate, è la storia di due donne che si contendono un uomo. Una storia ricca di tormento e passione.

Come si può dedurre dalla recensione questo è un libro complesso nella sua semplicità che richiede un'attenzione più profonda durante la lettura. Non lo si può leggere passivamente. 

Stelline: 

1 commento:

  1. A me non entusiasmò molto...trovai di sicuro molto più riusciti i due racconti brevi che quello da cui il libro prende il titolo...personaggi troppo teatrali da risultare, forse, poco verosimili..

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