lunedì 2 maggio 2011

Recensione: BREAK. OSSA ROTTE di Hannah Moskowitz

Jonah ha una famiglia a dir poco difficile. Ha due genitori quasi assenti, che non ricordano più perché stanno insieme e a malapena riescono a tenere le fila di un matrimonio che sta rovinando la loro vita e quella dei figli. E ha due fratelli: Will, di pochi mesi, che piange incessantemente, e Jesse, di 16 anni. Il rapporto tra Jonah e Jesse va ben al di là dell'amore fraterno. Sì, perché Jonah è l'angelo custode di Jesse, colui che ogni giorno lo salva da morte sicura per soffocamento. Jesse soffre infatti di gravi allergie alimentari, soprattutto al latte e, dato che Will è ancora un poppante, Jesse non è mai al sicuro, nemmeno in casa. I suoi attacchi sono violenti, terribili, devastanti, tanto da spedirlo in ospedale. Jonah non può permettersi di perderlo mai di vista: controlla tutto ciò che mangia, tocca, respira. Si assicura anche che quella sbadata di sua madre non allatti Will e poi tocchi il fratello. Ogni volta che il cellulare squilla, il cuore di Jonah parte al galoppo per la paura che Jesse sia in fin di vita. Jonah vuole essere più forte, ha bisogno di essere più forte, per sorreggere una famiglia sull'orlo del baratro, per sostenere un fratello che rischia di morire ogni giorno, per non cedere al raptus omicida nei confronti di un bebè che riduce a brandelli i nervi di tutti. Rompersi le ossa e guarire è l'unico modo che Jonah conosce per rinforzarsi. Perché chiunque sa che un osso fratturato ha il potere di curarsi da solo e di ricrescere più forte, rinvigorito.

L'AUTRICE: Hannah Moskowitz ha scritto Break all'età di 15 anni ricevendo il plauso della critica alla sua uscita negli Usa. Nel 2011 verrà dato alle stampe il suo secondo romanzo, Invincible Summer, per i tipi di Simon & Schuster.


PARERE PERSONALE: (Contiene Spoiler!!!)

Il libro racconta la storia di Jonah, un ragazzo di diciassette anni intenzionato a rompersi sistematicamente e ininterrottamente tutte le ossa che ha nel corpo. Jonah ha due fratelli, uno più giovane di lui di un anno, Jesse, allergico a quasi tutto quello che si può magiare, e uno che invece ha solo otto mesi il quale non smette mai di piangere neanche un secondo. Come se non bastasse, quando non c'è il piccolo a strillare assordando tutti, ci si mettono i suoi genitori litigando. Come avrete certamente capito dall'inizio della mia recensione Jonah soffre di un disturbo chiamato autolesionismo e insieme alla sua migliore amica Naomi persegue la sua missione per diventare più forte, perchè se lui non lo fosse Jesse non sopravviverebbe. Jonah è convinto infatti che rompendosi le ossa queste si ricostruiranno più forti di prima e lui deve essere forte, deve esserlo per aiutare quel fratello al quale è attaccato quasi morbosamente e deve esserlo per tenere unita e sicura la sua famiglia. O almeno questo è quello che crede prima di essere scoperto ed essere rinchiuso in una sorta di clinica per ristabilirsi e guarire. Qui incontra altri adolescenti con altri problemi e a causa di strani avvenimenti che avvengono nella clinica si convince addirittura che è lui stesso a danneggiare le persone che lo circondano. La sua convinzione viene rafforzata anche dal fatto che Jesse sembra stare meglio senza di lui e gli attacchi sono meno frequenti.

Poi all'improvviso...

"Sai nulla del confucianesimo?" Lei fa cenno di no. "Be', io sono abbastanza appassionato. A ogni modo, c'è un concetto-il più importante, a dir la verità. Dice che la famiglia è la più piccola unità di misura. Come se fosse impossibile suddividerla  in individui. O una cosa del genere. Ogni decisione, ogni problema...rimane tutto in famiglia. Tutto viene condiviso. Tu nasci e da quel momento fai parte di un organismo. Come in una cellula, tutti contribuiscono al bene comune. (...) Se è vero che la nostra famiglia è l'unità minima, allora ogni volta che Jesse stà male, tutti noi stiamo male. Il suo dolore è il nostro dolore. Perciò se lui non può stare bene...tocca a me. Io mi faccio male, poi guarisco. E divento più forte E la mia forza è la forza di mia madre. La forza di mio padre. La forza di Jesse."

(Da qui in poi si può leggere tranquillamente! Non contiene affermazioni spoilerose! ^^)

E con questo voglio terminare la mia recensione lasciandovi in  sospeso sulla fine della storia. Una storia veramente molto toccante dalla quale traspaiono le notevoli capacità della scrittrice Hannah Moskowitz, che inubbiamente farà molta strada. All'inizio ero molto scettica nei suoi confronti a causa della giovane età (solo 15 anni) che aveva quando ha scritto questo libro ma poi ho totalmente cambiato idea. Ogni pagina del suo libro ha il potere di catturare il lettore e di coinvolgerlo a tal punto che a volte mi sembrava di vivere la storia insieme a Jonah. Nonostante sia una storia "dura e cruda" in alcuni punti del libro non sono riuscita a trattenere un sorriso come non sono riuscita a trattenere la mia natura romantica quando attraverso Jonah l'autrice racconta la storia d'amore che lui ha con Charlotte, una sua compagna di scuola che porta sempre un fiore fra i capelli. Insomma...è un libro decisamente da leggere e da assaporare!!!

Consigliato? Decisamente si!!!

Stelline: @@@@

1 commento:

  1. E' sul mio comodino pronto per essere letto quando finirò Matched ;) Il fatto che ti sia piaciuto, mi da speranza!

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