lunedì 27 dicembre 2010

Recensione: LA LOCANDIERA di Carlo Goldoni

La semplice e coerente struttura drammatica; la salace, e insieme critica, contrapposizione tra le "aristocratiche" idiosincrasie degli ospiti della locanda e i domestici affetti degli "umili" ceti mercantili; il continuo oscillare tra il polo della "passione" e quello della "finzione"; questi gli elementi che costituiscono il formidabile milieu in cui si staglia, affascinante e senza tempo, il personaggio della locandiera. Ma più che come un "elogio di Mirandolina" - intesa come eterno femminino -, la più fortunata delle commedie goldoniane andrebbe letta come "l'apologo di una rivalutazione della donna e del suo lucido uso, a sufficienza spietato, dell'intelligenza come strumento di affermazione sociale".

PARERE PERSONALE: Come avrete certamente notato questo libro non è stato scritto inizialmente per essere letto ma per essere interpretato sul palco scenico. Infatti è un'opera teatrale. è ambientato nel '700 a Firenze.Il personaggio attorno al quale gira tutta la storia è Mirandolina una locandiera che alla morte del padre decide di non sposarsi come era uso nell'epoca in cui vive e di mandare avanti da sola la locanda. Tutti gli avventori che si presentano alla locanda si innamorano della ragazza che cerca di destreggiarsi tra i molti pretendenti. Tra di questi spiccano il conte ricco che ha comprato con il denaro il suo titolo e per ciò crede che tutto possa essere acquistato con il denaro, il marchese nobile dalla nascita,borioso e ormai decaduto, il cavaliere misogino e infine l'uomo a cui il padre della locandiera aveva destinato la mano della figlia prima di morire,un cameriere. La commedia è frizzante e divertente seguendo il carattere brioso della protagonista principale. La conclusione è alquanto inaspettata...ma molto soddisfacente. Consiglio quest'opera, che fa parte della letteratura italiana, a tutti coloro che amano il genere e che vogliono divertirsi e imparare al contempo.
Sono andata a cercare la biografia di Carlo Goldoni su Internet e...è veramente lunga così ho deciso di mettere un collegamento a quella su Wikipedia. Se volete leggerla cliccate QUI


RIASSUNTO...(per chi volesse leggere l'opera è consigliabile non leggere il riassunto per non rovinarsi il finale):
Mirandolina viene costantemente corteggiata da ogni uomo che frequenta la locanda, e in modo particolare dal marchese di Forlipopoli, un aristocratico decaduto a cui non rimane nient'altro se non il prestigioso titolo nobiliare, e dal conte d'Albafiorita, un mercante che, arricchitosi, è entrato a far parte della nuova nobiltà. I due personaggi rappresentano gli estremi dell'alta società veneziana del tempo. Il marchese, avvalendosi esclusivamente del suo onore (ormai effimero), è convinto che basti elargire la sua protezione per conquistare il cuore della bella. Al contrario, il conte, crede che così come ha comperato il blasonato titolo, possa procurarsi l'amore di Mirandolina acquistandole numerosi regali. L'astuta locandiera, da buona mercante, non si concede a nessuno dei due, lasciando intatta l'illusione di una possibile conquista. I nobili clienti, invaghiti, tardano a lasciare l'osteria, e così facendo contribuiscono alla crescita del profitto e della rinomanza della locanda.
Mirandolina, infatti, pensa tra sé:
«Con tutte le sue ricchezze, con tutti li suoi regali, [il conte] non arriverà mai ad innamorarmi; e molto meno lo farà il Marchese colla sua ridicola protezione. Se dovessi attaccarmi ad uno di questi due, certamente lo farei con quello che spende più. Ma non mi preme né dell'uno, né dell'altro.»
L'arrivo del Cavaliere di Riprafratta, un aristocratico altezzoso ed un misogino incallito che disprezza ogni donna, sconvolge il fragile equilibrio instauratosi nella locanda. Il Cavaliere, ancorato alle sue origini di sangue blu, lamentandosi del servizio scadente della locanda, detta ordini a Mirandolina, e rimprovera il conte ed il marchese di essersi abbassati a corteggiare una popolana.
Mirandolina, ferita nel suo orgoglio femminile e non essendo abituata ad essere tratta come una serva, si promette di far sì che il cavaliere s'innamori di lei. In breve tempo, riesce nel suo intento: il Cavaliere cede, e tutto il sentimento d'odio che provava si tramuta in un appassionato amore che lo tormenta. Proprio il suo disprezzo verso il sesso femminile lo ha reso vulnerabile alle malizie della locandiera, poiché non conoscendo le armi nemiche non ha potuto difendersi.
Mirandolina, però, lo rifiuta appena vede che il suo gioco le stava sfuggendo di mano: il marchese ed il conte, notando le speciali attenzioni di Mirandolina rivolte al cavaliere, bruciano di gelosia e vogliono vendicarsi del loro comune rivale in amore. Il cavaliere dilaniato dai due sentimenti contrastanti, non vuole far sapere che è caduto vittima dei lacci di una donna, ma freme ansiosamente di avere la locandiera per sé, ed è disposto perfino a usare la violenza per realizzare il suo fine.
Mirandolina, con un abile stratagemma riappacifica i nobili, si sposa con il cameriere Fabrizio, che l'aveva sempre amata e che mirava a lei anche per diventare il padrone della locanda, e si ripromette di non giocare più con il cuore degli uomini.
Mirandolina non ama Fabrizio ma ha promesso a suo padre, prima della morte, che lo sposerà.

2 commenti:

  1. ho studiato l'opera in 4 superiore e ho visto anche lo spettacolo in teatro =)

    RispondiElimina
  2. Quest'anno dovrebbe portarci anche la nostra prof.a vedere la rappresentazione teatrale :)

    RispondiElimina